Le malattie cardiovascolari, in Italia, come in tutti i paesi occidentali, rappresentano di gran lunga la prima causa di morte. Nel nostro paese si registrano ogni anno circa 100 mila nuovi casi di malattia coronarica e 130 mila di ictus cerebrale. La Carta Italiana del Rischio Cardiovascolare, presentata a Roma, alla vigilia del XVIII simposio di Cardiologia "Conoscere e curare il cuore" promosso dal Centro per la lotta contro l’infarto, è in distribuzione gratuitamente ai cardiologi e ai medici di famiglia italiani. La Carta permette di conoscere il rischio che una persona, che non ha ancora avuto manifestazioni cliniche di tipo cardiovascolare, ha di morire improvvisamente o di avere per la prima volta un infarto o un ictus, mortali o no, nei successivi dieci anni. Il rischio cardiovascolare globale viene definito da alcuni importanti fattori di rischio che vengono presi in considerazione dalla Carta: sesso maschile, età, diabete, fumo, livelli elevati di pressione e colesterolo totale. Gli eventi cardiovascolari infatti non sono la conseguenza di un’unica causa ma dipendono dalla presenza e interazione di tutti i principali fattori di rischio.
La caratteristica principale di questa Carta è, comunque, quella di essere stata realizzata specificamente per la situazione italiana. Infatti, è già disponibile, da almeno tre anni, una Carta del rischio coronarico realizzata dalla Società Europea di Cardiologia che però, si basa su dati epidemiologici americani e quindi non rispecchia la specificità del rischio della popolazione italiana.
La Carta Italiana, invece, è stata realizzata secondo stime estrapolate da dati scientifici ottenuti da tre studi epidemiologici italiani che hanno riguardato complessivamente circa 10.000 persone di entrambi i sessi, per un periodo che va da un minimo di 5 ad un massimo di 25 anni: lo studio Seven Countries Study, relativo alle aree rurali italiane, curato dall’Associazione per la Ricerca Cardiologica; lo Studio di Gubbio, curato dal Centro di Ricerca della Merck Sharp and Dohme Italia e lo Studio ECCIS (Epidemiologia e Clinica della Cardiopatia Ischemica Silente), condotto tra gli anni ’80 e ’90 dal Centro per la Lotta contro l’Infarto.
Il suo uso porterà indubbi vantaggi nel campo della prevenzione della malattie cardiovascolari in quanto permetterà di mettere in atto tutte le misure terapeutiche necessarie per arrivare, in un determinato periodo di tempo e con la collaborazione del paziente, alla riduzione del rischio stesso. |